Ucraina, Conte attacca l’Europa da Oristano: «Scommessa militare fallita, ora serve una svolta negoziale»
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Il leader del Movimento 5 Stelle critica duramente l'immobilismo diplomatico dell'Ue: «Avevamo avvertito che l'unica via era il dialogo. I nostri governanti sono in trappola».

L'Europa resta «afona» davanti al dramma della guerra russo-ucraina e la strategia occidentale basata esclusivamente sulle armi si è rivelata un vicolo cieco. È un attacco frontale e senza sconti quello che Giuseppe Conte lancia ai governanti europei dal palco dell'assemblea regionale del Movimento 5 Stelle a Oristano.
Per l'ex premier, i nodi geopolitici sono venuti drammaticamente al pettine, dimostrando l'inefficacia delle tesi che prevedevano un rapido collasso di Mosca.
Il presidente del M5s ha rivendicato la linea della prudenza e del dialogo da sempre sostenuta dal suo partito, opponendola a quella che definisce una scommessa persa in partenza dalle cancellerie europee.
«Avete scommesso sulla vittoria militare. Avevamo detto subito che serviva una svolta negoziale», ha incalzato Conte davanti alla platea di delegati. «Adesso purtroppo il fallimento è evidente: tutte le previsioni di catastrofe in Russia non si sono realizzate, dal crollo dell'economia al cambio di regime e via discorrendo. Ormai non ci rimane che la via del negoziato».
Nel suo discorso, il leader pentastellato ha ripercorso le prime fasi del conflitto, ricordando come i margini per una mediazione diplomatica concreta ci fossero già all'inizio delle ostilità, per poi essere progressivamente abbandonati a favore dell'escalation militare.
«I delegati della Russia erano già seduti a Istanbul all'indomani dell'aggressione e adesso Putin l'ha pure detto pubblicamente», ha sottolineato l'ex presidente del Consiglio, evidenziando il paradosso in cui si trova oggi la diplomazia continentale. «È passato del tempo e non riusciamo a trovare un negoziatore da mandare a quel tavolo. Capite in che cavolo di situazione oggi sono i nostri governanti europei?».
L'intervento di Conte riaccende così il dibattito interno ed europeo sulla gestione del conflitto, rimettendo al centro dell'agenda dei Cinque Stelle il tema della pace e della de-escalation, in aperta controtendenza con le scelte strategiche finora adottate da Bruxelles.



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