L'insulto della disuguaglianza: 100 milioni agli amici, zero euro alla salute delle donne
- 4 giorni fa
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Mentre il ministero boccia l'emendamento da 6 milioni per estendere gli screening oncologici sul tumore al seno, il governo Meloni autorizza in segreto una transazione record a favore dell'imprenditore chiave che accusa Conte e Arcuri nella commissione Covid.

C’è un momento esatto in cui la gestione della cosa pubblica smette di essere semplice incapacità politica e si trasforma in un insulto morale ai cittadini. Quel momento è adesso, scolpito nelle cifre di un paradosso intollerabile che fotografa alla perfezione le priorità di chi ci governa.
Da un lato della bilancia ci sono 6 milioni di euro. Una cifra che, nel bilancio di uno Stato, rappresenta poco più di un arrotondamento. Quei soldi servivano a uno scopo vitale, nel senso più letterale del termine: allargare la platea dello screening per la prevenzione del cancro alla mammella. Servivano a comprare tempo, a regalare speranza, a salvare madri, figlie, mogli. La risposta della politica? "Non ci sono fondi". La prevenzione può attendere, la salute delle donne evidentemente no.
Poi, però, si gira la pagina e si scopre l'altro piatto della bilancia. E lì, magicamente, i soldi spuntano. Non pochi spiccioli, ma una montagna di denaro pubblico: 100 milioni di euro. Pronti, impacchettati e consegnati tramite una transazione rimasta a lungo nell'ombra. Destinati – guarda caso – a un soggetto vicinissimo agli ambienti di maggioranza.
La vicenda assume contorni ancora più opachi se si analizza la catena delle coincidenze. Il beneficiario di questa generosa pioggia di milioni pubblici, sbloccata dall'esecutivo, è Dario Bianchi, lo stesso personaggio che, con tempismo perfetto, è diventato il grande accusatore dell'ex commissario Domenico Arcuri e dell'ex premier Giuseppe Conte davanti alla commissione parlamentare d'inchiesta.
Nessuno crede più alle favole. Il sospetto che il denaro dei contribuenti sia stato utilizzato come una sorta di "moneta di scambio" o di premio politico per alimentare la narrazione contro gli avversari del passato è talmente forte da essere accecante.
Mentre i palazzi del potere si trasformano in stanze di compensazione per favori personali e vendette politiche, i tagli reali alla sanità vengono pagati sulla pelle della gente comune.
Non è solo una questione burocratica o amministrativa; è una gigantesca questione etica che il governo Meloni non può liquidare come una normale transazione legale.
100 milioni per chiudere in fretta e furia un contenzioso, offrendo un assist d'oro all'uomo chiave dell'offensiva mediatica contro l'opposizione.
0 euro per estendere la prevenzione oncologica alle fasce d'età più vulnerabili (45-50 e 70-74 anni).
C'è un elemento che rende questa vicenda non solo scandalosa, ma profondamente dolorosa, ed è una questione di rappresentanza e di genere. Al vertice di questo governo siede Giorgia Meloni, la prima donna nella storia d'Italia a ricoprire la carica di Presidente del Consiglio. Una leader che ha fatto della sua identità femminile, materna e popolare un pilastro della sua retorica politica.
Proprio per questo, il taglio alla prevenzione del tumore al seno brucia il doppio.
Che sia proprio il governo guidato da una donna a girarsi dall’altra parte di fronte alla salute delle donne è un cortocircuito imperdonabile. È il tradimento di una solidarietà di genere che dovrebbe essere naturale e transpartitica quando si parla di vita, di cancro, di prevenzione.
Vedere che la prima Premier donna preferisca blindare 100 milioni di euro di soldi pubblici per agevolare un alleato maschio e potente, negandone contemporaneamente solo 6 alle sue concittadine per difendersi dal male più spietato, fa crollare ogni narrazione sul "valore aggiunto" di una leadership femminile a Palazzo Chigi. La solidarietà si dimostra con i capitoli di spesa, non con i comizi.
Questo è il bilancio morale di una politica che ha perso la bussola. Negare i fondi per la lotta al tumore al seno significa aver deciso che la vita e la salute delle cittadine valgono meno degli equilibri di potere e delle ricompense ai sodali. È una vergogna che non può essere archiviata nel silenzio. I cittadini hanno il diritto di sapere perché per gli amici il portafoglio pubblico è sempre aperto, mentre per la salute pubblica la cassa è perennemente vuota.



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