L'affondo di Giuseppe Conte da Nova 2026: "Faremo tabula rasa di riarmo, accordi con Israele e leggi salvaladri"

Il leader del Movimento 5 Stelle chiude la kermesse di Milano con un intervento durissimo contro il governo Meloni. Sul palco, la protesta prende forma attraverso gesti simbolici e la promessa di una radicale inversione di rotta programmatica.
Un finale di kermesse all'insegna dello scontro frontale e della linea dura. Dal palco di Nova 2026, la festa del Movimento 5 Stelle in corso a Milano, il presidente pentastellato Giuseppe Conte ha catalizzato l'attenzione della platea con un discorso dirompente, scandito da prese di posizione nette e da un gesto fortemente simbolico: la distruzione materiale, attraverso lo strappo dei cartelli sul palco, dei nomi delle principali leggi approvate dall'esecutivo guidato da Giorgia Meloni.
«Quando andremo al governo come prima cosa iniziamo a dire ciò che c’è da cancellare: no al riarmo, accordi con Israele, abuso d’ufficio reintrodotto…», ha tuonato l'ex premier dal pulpito, tracciando una linea di demarcazione netta rispetto all'azione dell'attuale maggioranza.
Il corposo elenco dei provvedimenti che il M5S promette di cancellare non si è limitato ai temi di politica estera e giustizia. Nel mirino del leader pentastellato sono finite anche le norme che limitano gli strumenti investigativi e l'uso delle intercettazioni, oltre alle disposizioni ritenute favorevoli alla classe politica, come la norma per blindare i politici di fronte alla Corte dei Conti. Nel suo affondo, Conte ha inoltre criticato le politiche economiche e industriali legate alla spesa militare, contrapponendole alla necessità di difendere la finanza etica e i diritti.
«Dopo questa tabula rasa realizzeremo il progetto progressista», ha ribadito con forza Conte in chiusura di intervento, delineando l'alternativa politica del Movimento e chiamando a raccolta la base e le forze alleate per un futuro cambio di passo alla guida del Paese.



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