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Arretrati negati e salari bassi: penalizzati i lavoratori, quando la Manovra tradisce l’articolo 36 della Costituzione

  • redazioneilgazzett
  • 22 dic 2025
  • Tempo di lettura: 2 min

Mentre l’attenzione pubblica era distratta dai litigi interni alla maggioranza e dal consueto caos di fine anno, il governo ha fatto passare una norma gravissima contenuta nella Manovra economica. Una norma che colpisce ancora una volta i lavoratori più deboli, quelli sottopagati, quelli che già faticano ad arrivare a fine mese, mettendo in discussione un principio cardine della nostra Costituzione.

Con questa decisione, voluta dalla maggioranza di governo, viene cancellato un principio di giustizia elementare sancito dall’articolo 36 della Costituzione, che stabilisce che ogni lavoratore ha diritto a una retribuzione proporzionata e sufficiente a garantire un’esistenza libera e dignitosa. Da oggi, però, anche se un giudice accerta che uno stipendio è troppo basso e quindi incostituzionale, il lavoratore non potrà più ottenere gli arretrati che gli spettano. In altre parole, si riconosce che il salario è ingiusto e contrario alla Costituzione, ma si impedisce di rimediare al danno subito. Una beffa, oltre che uno svuotamento concreto della tutela costituzionale.

È una norma che aveva già fatto capolino in estate. Oggi ritorna, nascosta tra le pieghe della Manovra, senza dibattito pubblico. Un colpo basso a chi lavora e ha già pagato il prezzo più alto dell’inflazione e del crollo del potere d’acquisto.

Non è un caso isolato. È la stessa maggioranza che dice no al salario minimo legale. La stessa che ha bocciato sistematicamente tutte le proposte per aumentare gli stipendi e sostenere i cassintegrati. La stessa che predica sacrifici ai lavoratori mentre aumenta i rimborsi a ministri e sottosegretari.

Il messaggio è chiaro: chi sta in alto viene tutelato, chi lavora viene lasciato solo. Si protegge il risparmio di chi sottopaga, non la dignità di chi lavora. Si indebolisce il diritto, si svuota l’articolo 36 della Costituzione, si normalizza l’ingiustizia salariale.

Questa norma va cancellata. Perché un Paese che nega ai lavoratori il diritto a un salario giusto e al risarcimento di un’ingiustizia riconosciuta dalla legge e dalla Costituzione non è un Paese più forte, ma solo più ingiusto. E il silenzio, davanti a tutto questo, non è un’opzione.



















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