A San Mauro Cilento la mensa la paga il sindaco: mentre lo Stato finanzia le private, il pubblico resta scoperto
- redazioneilgazzett
- 6 dic 2025
- Tempo di lettura: 2 min

La notizia di San Mauro Cilento, Salerno, dove il sindaco Carlo Pisacane ha deciso di destinare la propria indennità per garantire la mensa gratuita a una trentina di bambini della scuola dell’infanzia e primaria, è un gesto nobile che però illumina una realtà molto meno virtuosa: le fragilità strutturali del sistema scolastico pubblico italiano. Il fatto stesso che un amministratore locale debba supplire con risorse personali a servizi essenziali come la refezione scolastica o l’acquisto di materiali di base (carta, toner, risme) segnala un deficit cronico di finanziamenti e di attenzione istituzionale.
Il caso assume un significato ancora più rilevante se inserito nel contesto delle recenti scelte di governo nazionali che, secondo molti osservatori e sindacati della scuola, tendono a favorire il sistema privato, per l’anno scolastico 2024-2025, il governo ha stanziato 750 milioni di euro per le scuole paritarie, attraverso sgravi fiscali, contributi o meccanismi di detrazione per le famiglie che scelgono istituti non statali. Pur essendo legittime all’interno di una pluralità educativa, queste misure rischiano di ampliare ulteriormente la distanza tra scuole private – spesso già sostenute da rette e donazioni – e scuole pubbliche che faticano a garantire persino i servizi basilari.
Questo squilibrio appare particolarmente ingiustificato quando ricade sui bambini dei piccoli comuni, costretti a contare non sulla solidità del sistema pubblico, ma sulla generosità individuale di un sindaco per accedere a diritti elementari. L’iniziativa di Pisacane, per quanto encomiabile, non dovrebbe diventare un modello di sopravvivenza del welfare educativo, né un modo per coprire inefficienze strutturali.
Se davvero si vuole costruire una scuola equa e inclusiva, pilastro della società del presente e del futuro, la priorità dovrebbe essere un investimento deciso e continuo sulla scuola pubblica: sulla sua capacità di garantire servizi essenziali, ridurre le disuguaglianze territoriali e offrire a ogni bambino, indipendentemente dal reddito o dal luogo di nascita, le stesse opportunità. Il diritto allo studio non può dipendere dal volontariato civico, ma deve restare una responsabilità pienamente assunta dallo Stato.




Commenti