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Integratori ricavati direttamente dalle carrube, azienda trapanese unica al mondo

  • 18 feb
  • Tempo di lettura: 2 min

Sperimentazione avviata dieci anni fa, brevetto ottenuto nel 2018





Dalle carrube siciliane viene estratto in modo naturale il d-pinitolo e, successivamente, il d-chiro-inositolo ad alta purezza: una polvere ricavata dalla polpa utilizzata nella produzione di integratori alimentari, in particolare per la sindrome dell’ovaio policistico e l’insulino-resistenza.

A produrla è la Bono & Ditta Spa, con sede a Campobello di Mazara, in provincia di Trapani. L’azienda è tra i tre principali operatori mondiali nel settore dell’estrazione di questa sostanza dal carrubo. Gli altri due, attivi in India e Corea, la ottengono però tramite sintesi chimica derivata dalla fermentazione di cereali.

L’impresa siciliana, invece, utilizza un procedimento naturale che – come sottolineato dall’azienda – la rende unica al mondo. La ricerca è iniziata circa dieci anni fa e ha portato al rilascio del brevetto nel 2018.

“Dal 1959 produciamo zucchero d’uva – spiega Fabio Ditta, chief operating officer e rappresentante della terza generazione familiare – un comparto che in provincia di Trapani contava quasi 30 aziende fino a vent’anni fa, mentre oggi siamo rimasti in due a produrre fruttosio da uva e frutta”.

L’azienda lavora ogni anno circa 1,5 milioni di quintali di mosto, oltre a frutta e datteri, ricavando circa 500 mila quintali di prodotto finito destinato al settore vinicolo (per l’aumento della gradazione alcolica), acetiero e alimentare, dalla pasticceria ai succhi. Il mosto concentrato viene esportato in 36 Paesi, con un volume annuo di circa 2.500 container.

“La sperimentazione sull’estrazione dal carrubo è nata nei nostri laboratori – aggiunge Ditta – grazie a un lungo lavoro di ricerca con un team di chimici che ha portato al brevetto nel 2018. Siamo l’unica realtà al mondo che estrae direttamente dalle carrube il d-pinitolo”.

Con un fatturato annuo di circa 70 milioni di euro, di cui il 65% sul mercato italiano e il restante 35% tra Europa e altri Paesi, l’azienda può contare anche sulla disponibilità di materia prima in Sicilia, con una significativa riduzione dei costi di trasporto.

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