Carovita 2026: sacrifici per molti, profitti per pochi
- redazioneilgazzett
- 5 gen
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Il 2026 si apre con un dato ormai evidente a tutti: vivere costa di più. A pesare sui bilanci delle famiglie sono spese inevitabili come l’assicurazione dell’auto, il gasolio e i pedaggi autostradali. Secondo le stime di diverse associazioni dei consumatori, questi rincari comporteranno un aggravio complessivo di circa 900 milioni di euro a carico dei cittadini. Un conto salato che arriva in un momento in cui salari e pensioni restano sostanzialmente fermi.
Di fronte a questa situazione, si sceglie di respingere tutte le proposte avanzate per contrastare il carovita, mostrando una preoccupante mancanza di visione. Non solo: preoccupa anche la gestione confusionaria del rinnovo dei bonus destinati a giovani e donne, strumenti fondamentali per sostenere l’occupazione e ridurre le disuguaglianze. Un pasticcio che ora richiede correzioni rapide, per evitare che a pagare siano ancora una volta le fasce più fragili.
Le risposte messe in campo appaiono del tutto sproporzionate rispetto alla portata del problema. Ai pensionati che percepiscono l’assegno minimo viene prospettato un aumento di appena tre euro al mese, mentre per molti operai l’incremento in busta paga si ferma a due euro. Intanto, una larga parte dei giovani continua a lavorare per meno di nove euro l’ora, perché il salario minimo resta una misura superflua. Una scelta che contribuisce ad alimentare precarietà e povertà lavorativa.
Si continua a ripetere che le risorse sono poche, che la coperta è corta. Ma questa narrazione si incrina se si osserva dove, invece, il sistema continua a produrre profitti ingenti. Le industrie delle armi, i grandi gruppi energetici, le banche e i giganti del web hanno registrato extraprofitti miliardari, spesso grazie all’aumento delle bollette, dei mutui e dei servizi essenziali. Proprio da questi settori erano arrivate proposte concrete per reperire fondi da redistribuire a favore di famiglie e imprese, ma anche in questo caso il Governo ha scelto di non intervenire.
Eppure, una strada alternativa esiste. Sarebbe possibile colpire in modo equo gli extraprofitti, introdurre finalmente un salario minimo che garantisca dignità al lavoro, rendere strutturali e chiari gli incentivi per l’occupazione giovanile e femminile, alleggerire i costi fissi obbligatori e rafforzare il sostegno a pensionati e lavoratori a basso reddito. Misure concrete, non slogan.
In un contesto simile, possiamo permetterci di voltare lo sguardo altrove?
Disimpegno e rassegnazione favoriscono solo chi trae vantaggio dallo status quo. Il 2026 non può essere un altro anno in cui i sacrifici vengono chiesti sempre agli stessi. Deve diventare, invece, un anno di impegno e partecipazione, per cambiare scelte che oggi appaiono ingiuste e miopi. Perché il carovita non è una fatalità, ma il risultato di decisioni politiche. E come tale può ancora essere corretto.




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