Mostra “Il popolo lucano di Carlo Levi. Memoria e fotografia di Domenico Notarangelo” alla Fondazione Carlo Levi di Roma
- 18 feb
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La Fondazione Carlo Levi ETS ospita a Roma la mostra “Il popolo lucano di Carlo Levi. Memoria e fotografia di Domenico Notarangelo”, promossa dall’Associazione culturale Pier Paolo Pasolini insieme alla stessa Fondazione. Il progetto è ideato e curato da Giuseppe Decio Notarangelo, Antonio Notarangelo e Stefano Di Tommaso.
L’inaugurazione è in programma venerdì 27 febbraio 2026 alle ore 17 nella sede di via Ancona 21, a Roma. La mostra sarà visitabile fino al 17 aprile 2026: lunedì, martedì e venerdì dalle 9.30 alle 13; giovedì dalle 15.30 alle 18.30. Ingresso libero, chiusura nei giorni festivi.
L’esposizione propone un percorso che mette in relazione l’opera e il pensiero di Carlo Levi con lo sguardo fotografico di Domenico Notarangelo, restituendo la dimensione umana, sociale e simbolica della Lucania e del mondo contadino del secondo Novecento.
Al centro del progetto vi è il rapporto personale, culturale e politico che legò Notarangelo a Levi tra il 1960 e il 1975, culminato nell’organizzazione dei funerali dello scrittore ad Aliano, luogo del suo confino nel 1935-36.
I curatori sottolineano come l’“ascolto” di Levi rappresenti un modo di abitare il mondo, capace di unire passato e presente attraverso scrittura e pittura. Una visione che trova continuità nelle fotografie di Notarangelo, attente a cogliere dignità, memoria e verità umana del popolo lucano.
Un nucleo significativo della mostra è dedicato agli scatti realizzati durante la lavorazione del film Cristo si è fermato a Eboli di Francesco Rosi, tratto dall’omonimo libro di Levi. Notarangelo collaborò attivamente al progetto, instaurando un intenso rapporto artistico e umano con il regista e con l’attore protagonista Gian Maria Volonté.
Le fotografie, in gran parte inedite, non si limitano alla documentazione, ma penetrano nell’intimità dei volti e dei luoghi, restituendo la stratificazione del tempo e le tracce lasciate dalla storia e dal lavoro.
Come evidenzia la presidente della Fondazione, Daniela Fonti, la mostra si configura come un omaggio a due figure centrali della cultura italiana del Novecento e come un atto di restituzione della memoria collettiva del Mezzogiorno.
L’esposizione è accompagnata da catalogo.



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