L'Italia che si spezza in due: l’esodo dei giovani e il silenzio del Governo
- 5 giorni fa
- Tempo di lettura: 2 min

C'è un'Italia che cresce, progetta e attrae, e c'è un'Italia che si svuota, invecchia e perde il proprio futuro. I dati Istat elaborati dal Sole 24 Ore fotografano una realtà drammatica: dal 2019 a oggi, la popolazione tra i 18 e i 35 anni residente nel Mezzogiorno si è ridotta del 7,6%, traducendosi in una perdita secca di oltre 313mila ragazzi. Al contrario, nello stesso periodo, il Nord ha guadagnato quasi 240mila giovani (+4,8%), confermandosi come l'unico vero polo attrattivo del Paese.
Davanti a questa emorragia demografica e sociale, l'interrogativo sorge spontaneo ed è puramente politico: dov'è il Governo? Dov'è l'esecutivo mentre intere province meridionali vengono letteralmente private della loro linfa vitale?
La polarizzazione territoriale balza agli occhi analizzando la mappa delle province. Da un lato ci sono realtà come Gorizia (+10,9%), Genova (+8,4%), Bologna (+8,1%) o Milano, territori trainati da mercati del lavoro dinamici, università competitive e un forte tessuto manifatturiero. Dall'altro lato della barricata troviamo il deserto generazionale causato dall'inerzia politica: il Sud Sardegna perde il 13% dei suoi giovani, seguito a ruota da Isernia (-12,2%), Oristano (-12,1%), Crotone (-12,1%), Potenza (-12%) e Reggio Calabria (-11,9%).
Il dramma nel dramma è che questa fuga non è solo quantitativa, ma qualitativa. A lasciare il Sud sono sempre più spesso i profili più qualificati, i giovani laureati e i professionisti su cui le famiglie e le comunità locali hanno investito risorse immense, solo per regalare il loro talento e le loro competenze alle aree economicamente più forti del Nord o del resto d'Europa.
Fino ad ora, la risposta della politica romana è stata il silenzio o, peggio, la propaganda di misure assistenziali a breve termine e bonus una tantum che non hanno scalfito di un millimetro i problemi strutturali del Mezzogiorno: la mancanza di infrastrutture, la carenza di investimenti nell'alta tecnologia, la precarietà cronica del lavoro e l'assenza di servizi essenziali. Non si può contrastare un crollo del genere senza una seria e mirata politica industriale per il Mezzogiorno, senza investimenti massicci negli atenei meridionali e senza incentivi reali per le imprese che decidono di assumere a tempo indeterminato e con salari dignitosi nel Sud Italia.
Continuare a ignorare questo esodo significa essere complici attivi della desertificazione culturale ed economica di metà del Paese. Se il Governo non uscirà immediatamente dal suo stato di torpore e inattività, varando un piano d'emergenza nazionale per l'occupazione giovanile e lo sviluppo del Sud, dovrà assumersi la responsabilità storica di aver diviso definitivamente l'Italia, condannando il Mezzogiorno a un declino irreversibile. Perché un territorio che perde i suoi giovani è un territorio che ha già rinunciato ad avere un domani.




Commenti