Droga nei container al porto di Catania, amministrazione giudiziaria per una società
- 5 mar
- Tempo di lettura: 2 min

Il Tribunale di Catania ha disposto l’amministrazione giudiziaria per la società Europa Servizi Terminalistici (Est) srl, azienda con sede legale a Palermo attiva nella gestione, deposito e movimentazione di container e merci nei porti di Catania, Palermo, Augusta, Trapani e Termini Imerese.
Secondo quanto emerge dal decreto emesso su richiesta della Procura etnea ed eseguito dalla Guardia di Finanza, la società non sarebbe rimasta estranea al contesto criminale, ma avrebbe favorito – anche attraverso inerzia e tolleranza dei propri vertici – un sistema che ha agevolato l’attività di soggetti legati ad ambienti mafiosi impegnati nel traffico internazionale di droga.
Il provvedimento si inserisce nel filone investigativo dell’operazione “Lost & Found”, condotta dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Catania, che nel 2025 aveva portato all’arresto di sei persone accusate di narcotraffico internazionale.
Le indagini hanno trovato riscontri nelle dichiarazioni di due collaboratori di giustizia appartenenti ai clan Strano e Cappello, che avevano indicato il porto di Catania come punto di arrivo di ingenti carichi di cocaina nascosti nei container. Secondo i pentiti, affiliati al clan Pillera-Puntina avrebbero facilitato l’ingresso e l’uscita della droga dal porto in cambio di una quota tra il 30 e il 40 per cento della sostanza estratta.
Gli investigatori hanno inoltre individuato Angelo Sanfilippo, 60 anni, già condannato per narcotraffico, e tre suoi figli, impiegati nel porto di Catania come dipendenti della Est srl. L’uomo avrebbe avuto rapporti con esponenti di spicco del clan Pillera-Puntina, tra cui Angelo Di Mauro, detto “Veleno”, già condannato per associazione mafiosa e traffico di droga.
Secondo la Procura, le strutture e le aree operative dell’azienda sarebbero state utilizzate per favorire l’ingresso, l’occultamento e il recupero dei carichi di cocaina, consentendo di individuare e manipolare i container contaminati per estrarre la droga e farla uscire dal porto.
Nel corso delle indagini la Guardia di Finanza ha documentato almeno tre importazioni di cocaina per un totale di 215 chilogrammi, oltre a un tentativo non riuscito di introdurne altri 300 chilogrammi.
Tra gli elementi contestati alla società anche il pagamento delle spese legali sostenute da Sanfilippo per vicende estranee al lavoro e il versamento dello stipendio anche durante il periodo di detenzione. Il Tribunale parla di un “fattore oggettivo di agevolazione” nei confronti delle attività criminali.



Commenti