Di Sirio (Udc) richiama l’attualità dell’Appello ai “liberi e forti” di Don Luigi Sturzo
- redazioneilgazzett
- 18 gen
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In occasione della ricorrenza del 18 gennaio, data che segna la nascita del Partito Popolare Italiano, l’Avv. Prof. Vincenzo Di Sirio, Vice Segretario dell’UDC di Basilicata e Coordinatore nazionale del Movimento Social Popolare Don Sturzo – Centro Studi Paolo VI, richiama l’attualità del messaggio politico e civile lanciato da Don Luigi Sturzo nel 1919.
«Il 18 gennaio 1919 – afferma Di Sirio – con l’Appello ai liberi e forti, Don Luigi Sturzo aprì una stagione nuova per la democrazia italiana, fondata sulla partecipazione responsabile, sull’autonomia delle coscienze e sulla centralità della persona». Una scelta che segnò, secondo Di Sirio, «l’ingresso maturo dei cattolici nella vita politica del Paese, non come forza confessionale, ma come protagonisti di una proposta autenticamente popolare e democratica».
Il Vice Segretario dell’UDC sottolinea come il Partito Popolare Italiano abbia rappresentato «una vera scuola di democrazia», capace di incidere profondamente nella storia nazionale e di lasciare un’eredità culturale e politica ancora attuale. «In un’Italia segnata da una crisi di rappresentanza e da una crescente distanza tra cittadini e istituzioni – osserva – il pensiero sturziano continua a offrire criteri solidi per ricostruire fiducia e partecipazione».
Di Sirio pone l’accento anche sulla modernità dell’Appello ai liberi e forti, definendolo «un richiamo che travalica il tempo storico in cui fu scritto». «È un invito – aggiunge – a concepire la politica come servizio, a respingere ogni deriva autoritaria e a valorizzare i territori, le autonomie locali e i corpi intermedi».
Nel suo intervento, Di Sirio evidenzia infine il ruolo del Movimento Social Popolare Don Sturzo – Centro Studi Paolo VI, da lui coordinato a livello nazionale, come spazio di elaborazione culturale e politica ispirata ai valori popolari e cristiano-democratici. «Ricordare Don Sturzo oggi – conclude – non significa guardare al passato, ma assumersi una responsabilità verso il futuro, formando una nuova classe dirigente capace di essere, ancora una volta, libera e forte».



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