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Campania, la prima delibera di Roberto Fico punta sul salario minimo

  • redazioneilgazzett
  • 28 gen
  • Tempo di lettura: 2 min

Premialità negli appalti regionali per le imprese che garantiscono almeno 9 euro l’ora. Il disegno di legge ora al vaglio del Consiglio





La prima delibera della giunta guidata da Roberto Fico alla Regione Campania riguarda il salario minimo. L’esecutivo regionale ha infatti approvato un disegno di legge che introduce una soglia retributiva oraria di riferimento pari a 9 euro lordi, da valorizzare attraverso meccanismi premiali nelle gare pubbliche.

Il provvedimento, come spiegato in una nota dell’ufficio stampa, prevede che nelle procedure di appalto della Regione, delle Asl, degli enti strumentali e delle società partecipate venga attribuito un punteggio aggiuntivo agli operatori economici che si impegnano ad applicare una retribuzione oraria non inferiore a tale soglia. Il punteggio potrà aumentare progressivamente per le imprese che garantiscano salari più elevati ed è previsto anche un aggiornamento annuale dell’importo minimo.

La soglia dei 9 euro l’ora corrisponde al livello indicato dall’Istat come limite tra lavoro dignitoso e povertà lavorativa. Il testo approvato dalla giunta è ora all’esame del Consiglio regionale, cui spetta l’approvazione definitiva.

L’iniziativa si inserisce nel tentativo, da parte di Regioni ed enti locali, di colmare il vuoto lasciato dall’assenza di una normativa nazionale organica sul salario minimo. Dopo lo stop parlamentare dello scorso anno, quando una delega approvata dal Senato ha ridimensionato la proposta iniziale limitandosi al principio di “trattamenti retributivi giusti ed equi”, alcune amministrazioni territoriali hanno scelto di intervenire attraverso strumenti propri.

Il modello richiamato è quello della Regione Puglia, che nel novembre 2024 ha approvato una legge analoga, successivamente confermata dalla Corte costituzionale. Con la sentenza n. 188 del 16 dicembre 2025, la Consulta ha infatti dichiarato inammissibili le questioni di legittimità sollevate dal governo contro la normativa pugliese.

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