Biogas a Policoro, Lomuti (M5S) al Governo: “A rischio agricoltura di eccellenza e salute pubblica”
- redazioneilgazzett
- 17 gen
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Il deputato del Movimento 5 Stelle Arnaldo Lomuti ha presentato un’interrogazione parlamentare a risposta scritta ai ministri dell’Ambiente e dell’Agricoltura in merito alla prevista realizzazione di un impianto industriale di biogas nel territorio di Policoro. Secondo il parlamentare, il progetto risulta incompatibile con la vocazione agricola di eccellenza del Metapontino, con lo sviluppo turistico dell’area e con la tutela della salute pubblica.
L’impianto dovrebbe sorgere in contrada Acinapura e sarebbe destinato al trattamento di circa 94mila tonnellate annue di reflui e biomasse, in un contesto caratterizzato da coltivazioni certificate, strutture ricettive e dalla presenza, entro un raggio di circa due chilometri, di una struttura ospedaliera. Un insieme di elementi che, come evidenziato nell’atto parlamentare, solleva criticità ambientali, sanitarie ed economiche.
«Si rischia di compromettere un equilibrio costruito in decenni di lavoro, sacrifici e investimenti da parte degli agricoltori del Metapontino», afferma Lomuti, sottolineando come non si tratti di un’area marginale ma di un distretto agricolo strategico riconosciuto anche a livello internazionale.
Nell’area interessata sono presenti produzioni di qualità certificata, tra cui la Fragola della Basilicata, recentemente riconosciuta come Indicazione geografica protetta (IGP) dall’Unione europea. Un risultato che, secondo il deputato, potrebbe essere messo a rischio dall’insediamento di un impianto industriale ritenuto non coerente con la vocazione del territorio.
Accanto all’agricoltura di eccellenza, il Metapontino rappresenta anche un importante polo turistico, sia sotto il profilo enogastronomico sia per l’offerta balneare e di riviera. Un settore che fonda la propria attrattività sulla qualità ambientale, sul paesaggio e sull’assenza di pressioni industriali.
L’interrogazione richiama inoltre i possibili effetti legati alle emissioni odorigene e ai residui di ammoniaca, all’aumento del traffico pesante, ai potenziali impatti su suolo e risorse idriche e al rischio di un’alterazione dell’immagine complessiva del territorio, con ricadute dirette sulla salute dei cittadini e sull’economia locale.
«La transizione energetica non può diventare un alibi per sacrificare territori di eccellenza», conclude Lomuti, chiedendo al Governo di chiarire la compatibilità territoriale dell’impianto, di verificare l’esistenza di alternative localizzative meno impattanti e di definire criteri più stringenti affinché le politiche ambientali non si traducano in un danno irreversibile per agricoltura, turismo e comunità locali.



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