Iran, Unindustria Calabria: “A rischio gli scambi commerciali regionali”
- 4 mar
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Cresce la preoccupazione per le possibili ricadute economiche del conflitto in Medio Oriente sull’economia calabrese. A lanciare l’allarme è il presidente di Unindustria Calabria, Aldo Ferrara, che all’ANSA parla di rischi concreti per l’export regionale.
«La grande preoccupazione – afferma Ferrara – è un possibile rallentamento degli scambi nei mercati del Mediterraneo, dove negli ultimi anni avevamo recuperato terreno. Il clima è di forte apprensione: quanto sta accadendo non può che avere ripercussioni su mercati già provati da conflitti e tensioni commerciali, compreso il tema dei dazi».
Un nodo centrale è rappresentato dal ruolo dell’Iran nello scenario energetico globale. «L’Iran è tra i primi dieci produttori di petrolio e controlla lo Stretto di Hormuz, da cui transita circa il 20% dell’offerta mondiale. È evidente che questo può generare uno shock sull’offerta e sui prezzi, con effetti di volatilità su tutti i mercati».
Secondo Ferrara, molto dipenderà dalla durata e dall’estensione del conflitto. «Se dovesse concludersi in tempi brevi, gli effetti sarebbero contenuti. Ma un suo prolungamento o una regionalizzazione avrebbero inevitabili ripercussioni sul piano energetico. L’Italia è un Paese manifatturiero e privo di materie prime: il costo dell’energia incide in modo determinante su famiglie e imprese».
Ulteriore motivo di allarme è il possibile rallentamento degli scambi commerciali nell’area del Golfo. «La Calabria ha un export inferiore rispetto ad altre regioni, ma dal 2021 lo ha raddoppiato. Proprio in quell’area avevamo avviato un percorso di crescita, puntando su agroalimentare, meccanica e prodotti chimici. Il Medio Oriente si stava configurando come mercato alternativo e strategico».
I settori più esposti, conclude Ferrara, sono proprio quelli che negli ultimi anni avevano consolidato la propria presenza in quei mercati: «L’obiettivo è non disperdere i risultati ottenuti con fatica e continuare a valorizzare opportunità che si stavano rivelando promettenti per l’economia regionale».



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