Conti pubblici, Mario Turco (M5S): «Scostamento da 20 miliardi solo per il riarmo, la difesa della Patria si fa con salari dignitosi»
- 6 ago
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Un attacco duro e senza sconti alla politica economica e militare del Governo #Meloni. Nel corso della discussione generale nell'Aula di Palazzo Madama sulle comunicazioni del ministro dell'Economia #GiancarloGiorgetti legate all'attivazione della clausola di salvaguardia nazionale, il vicepresidente e delegato alle politiche economiche del Movimento 5 Stelle, Mario Turco, ha bocciato senza appello la linea dell'esecutivo Meloni.
Al centro dell'affondo pentastellato c'è la richiesta di maggiori margini di spesa e di scostamento di bilancio. Secondo il senatore del M5S, dopo quattro anni di "rigore contabile" in cui non sono mai stati concessi margini di flessibilità per le emergenze, il sostegno ai #salari, la #produttività o la #crescita, il Governo chiede ora al Parlamento una "cambiale in bianco" da 20 miliardi di euro destinata unicamente a finanziare la corsa al riarmo. Un’operazione di indebitamento militare definita la più grande dal dopoguerra, i cui costi – avverte Turco – ricadranno interamente sui cittadini, sui contribuenti e sulle imprese.
Il vicepresidente del M5S ha poi tracciato un quadro critico dello stato dell'economia italiana, contestando il silenzio del ministro Giorgetti: salari impoveriti dall'inflazione, produzione industriale in calo da tre anni, crescita allo "zero virgola" e un debito pubblico che si avvicina al 140% del PIL.
Turco ha infine marcato la differenza tra l'attuale esecutivo e la stagione dei governi guidati da Giuseppe Conte, ricordando come allora gli scostamenti di bilancio venissero richiesti per affrontare la pandemia, sostenere il lavoro, la sanità e la crescita economica. Riferendosi al richiamo fatto dal Ministro all'articolo 52 della Costituzione sul dovere di difesa della Patria, il senatore M5S ha concluso ribadendo la visione della sua forza politica: la vera sicurezza e difesa di una nazione non si costruiscono con la spesa militare, ma con la diplomazia, salari dignitosi, sanità efficiente, ricerca, innovazione e politiche per i giovani. Da qui l'invito finale rivolto all'esecutivo: «Dovete andare a casa».



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