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Calabria, reparti di Medicina interna al collasso: tutti oltre la capienza

  • 21 mar
  • Tempo di lettura: 2 min



I reparti di Medicina interna in Calabria sono completamente saturi e operano in condizioni di forte pressione. È quanto emerge da un’indagine regionale della Fadoi (Federazione dei dirigenti ospedalieri internisti), che fotografa una situazione critica tra carenza di personale, alta complessità clinica e insufficienza di posti letto.

Secondo i dati raccolti, oltre il 70% dei pazienti ricoverati ha più di 70 anni e presenta in media tre patologie concomitanti. Si tratta quindi di casi complessi che richiedono livelli di assistenza medio-alti o elevati. Nonostante ciò, questi reparti vengono spesso considerati a bassa intensità di cura, con conseguenze dirette su risorse e organizzazione.

A pesare è soprattutto la mancanza di personale: si stima una carenza del 30% tra i medici e del 21% tra gli infermieri. Una situazione che incide sulla qualità dell’assistenza e sulla gestione quotidiana dei reparti.

Il tasso di occupazione dei posti letto supera stabilmente il 100%, con tutti i reparti in overbooking. Critica anche la situazione nei Pronto soccorso, dove il fenomeno del “boarding” – la permanenza prolungata dei pazienti in attesa di un letto – raggiunge anch’esso livelli massimi, segnalando una pressione costante sull’intero sistema ospedaliero.

Dall’indagine emerge inoltre che circa il 30% dei ricoveri potrebbe essere evitato con una rete territoriale più efficiente, mentre il 26% dei posti letto risulta occupato da pazienti che non possono essere dimessi per mancanza di adeguati servizi socio-assistenziali.

Per gli internisti, diventa quindi fondamentale riconoscere formalmente la Medicina interna come area a media-alta intensità di cura e rafforzare le strutture territoriali.

La presidente regionale Fadoi, Desiree Addesi, sottolinea come uno dei problemi principali sia proprio l’assenza di una rete territoriale capace di gestire i pazienti cronici, evitando accessi impropri in ospedale. «Spesso – evidenzia – le difficoltà socio-economiche spingono i cittadini a rivolgersi agli ospedali non solo per bisogni sanitari, ma anche sociali. La Medicina interna rappresenta il punto di raccolta di queste fragilità e necessita di maggiori risorse e di un adeguato riconoscimento».

L’indagine rilancia dunque l’urgenza di potenziare il sistema territoriale e di adeguare l’organizzazione ospedaliera per garantire sicurezza, appropriatezza delle cure e qualità dell’assistenza.

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