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Bimbo trapiantato, mercoledì consulto nazionale al Monaldi per valutare un nuovo intervento

  • 17 feb
  • Tempo di lettura: 2 min



Sarà un confronto con specialisti provenienti da tutta Italia a stabilire se il bambino ricoverato da quasi due mesi in condizioni gravissime dopo un trapianto di cuore potrà essere sottoposto a un secondo intervento. L’ospedale Monaldi di Napoli ha infatti deciso di ampliare la valutazione clinica coinvolgendo esperti di primo piano di altre regioni.

La decisione, annunciata in serata, rappresenta una novità rispetto alle precedenti comunicazioni: il parere degli specialisti interni, inizialmente atteso per oggi, era stato rinviato prima a domani e poi fissato definitivamente a mercoledì. Nel frattempo il piccolo resta inserito nella lista dei pazienti in attesa di trapianto.

«Non mollo, non perdo la speranza», ripete la madre, Patrizia, che ogni giorno si reca in ospedale per stare accanto al suo “piccolo guerriero” e aggiornarsi con i medici. Le notizie arrivate nelle scorse ore dal Bambino Gesù di Roma, interpellato per una consulenza, sono però state scoraggianti: secondo i sanitari dell’ospedale pediatrico, le gravi complicanze insorte renderebbero estremamente rischioso un secondo trapianto.

Il bambino è sopravvissuto per quasi due mesi grazie a un supporto meccanico per la respirazione e la circolazione extracorporea, ma nel frattempo sono subentrate un’emorragia cerebrale, un’infezione non controllata e insufficienze renale, polmonare ed epatica. Condizioni che, unite alle necessarie terapie immunosoppressive contro il rigetto, aumentano significativamente il rischio di mortalità in caso di un nuovo intervento. D’altro canto, senza un cuore funzionante e in assenza di miglioramenti clinici, il quadro resta estremamente critico.

Parallelamente prosegue l’inchiesta della Procura di Napoli, coordinata dall’aggiunto Antonio Ricci e dal pm Giuseppe Tittaferrante. Al momento sono sei gli indagati, tra medici e personale sanitario del Monaldi, con l’ipotesi di lesioni colpose. Al centro degli accertamenti c’è quanto avvenuto il 23 dicembre scorso, quando l’équipe si recò a Bolzano per il prelievo del cuore poi trapiantato nel pomeriggio al bambino, rivelatosi però non funzionante fin dall’impianto.

Secondo la famiglia, l’organo sarebbe stato danneggiato durante il trasporto, forse a causa dell’utilizzo di ghiaccio secco invece di quello tradizionale, e nessuno avrebbe rilevato i danni prima dell’intervento. Le verifiche sono complesse e riguardano sia le procedure svolte a Bolzano, dove quel giorno fu effettuato un espianto multiorgano con il coinvolgimento di diverse équipe italiane, sia l’operato dei sanitari napoletani.

Oggi la Procura ha ascoltato come persona informata sui fatti il cardiologo responsabile del follow-up post-trapianto, che si è dimesso il 29 dicembre, sei giorni dopo l’intervento fallito.

Le condizioni del bambino restano stabili nella loro estrema gravità. All’esterno dell’ospedale, in serata, si è svolta una fiaccolata organizzata dall’associazione dei familiari dei bambini trapiantati, in segno di solidarietà e preghiera. «Siamo vicini al bambino e alla sua famiglia e auspichiamo che si possa trovare una soluzione», ha dichiarato il ministro della Salute, Orazio Schillaci.

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