Referendum giustizia, Caselli: ‘Il Sì apre la porta al controllo politico dei Pm’
- 18 mar
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A parlare oggi è Gian Carlo Caselli, ex magistrato, che invita a riflettere con attenzione sulla riforma della separazione delle carriere tra magistrati e pubblici ministeri proposta dal governo. I nostri padri costituenti hanno discusso ogni articolo della Costituzione con estrema cura, cercando di trovare un equilibrio tra le varie esigenze e tutelando l’interesse collettivo. Ogni scelta era frutto di confronto, mai di imposizione. La riforma attuale, invece, è stata redatta senza alcun reale coinvolgimento del Parlamento, escludendo ogni possibilità di dibattito o modifica. In questo modo, secondo Caselli, si tradisce lo spirito della Costituzione, nata dalla partecipazione e dalla condivisione.
Dal punto di vista pratico, osserva Caselli, la riforma non affronta i veri problemi della giustizia italiana: la qualità dei processi, la loro efficienza e i tempi spesso interminabili non ne beneficeranno, e le criticità esistenti resteranno inalterate.
Quello che cambia davvero, secondo Caselli, è il ruolo del pubblico ministero. La separazione delle carriere rischia di trasformarlo in un semplice funzionario del governo, staccato dalla cultura della giurisdizione, che oggi rappresenta una garanzia fondamentale. Esperienze straniere dimostrano come la separazione possa facilitare un uso politico della magistratura. In Italia, dove persistono ancora rapporti ambigui tra politica e interessi opachi, mettere i pm sotto il controllo diretto del potere politico sarebbe pericoloso e contrario agli interessi del paese.
Infine, Caselli ricorda che ruoli e responsabilità restano distinti anche in un sistema condiviso. Il fatto che magistrati e pm collaborino o mantengano rapporti professionali non compromette la loro imparzialità; spezzare questi legami non avrebbe senso. Se si applicasse la stessa logica rigidamente, si dovrebbe sospettare di ogni rapporto tra giudici di diversi gradi, creando un sistema assurdo e ingestibile.
In sintesi, Gian Carlo Caselli avverte che questa riforma non migliora la giustizia, indebolisce le garanzie costituzionali e rischia di politicizzare i pm. Prima di votare, è fondamentale considerare queste conseguenze e riflettere su quanto si rischia di perdere in termini di indipendenza e tutela dei diritti.



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