A scuola di caffè: al via un progetto nel carcere di Secondigliano
- 9 feb
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Parte nel carcere di Secondigliano il progetto Un chicco di speranza, un programma di formazione e reinserimento sociale rivolto a dieci detenuti, promosso da Kimbo in collaborazione con l’istituto penitenziario, la Diocesi di Napoli e con il supporto della magistratura di sorveglianza.
L’iniziativa punta a trasmettere competenze professionali legate al mondo del caffè, dalla preparazione alla manutenzione delle macchine, fino alla coltivazione del chicco, con l’obiettivo di costruire un percorso concreto di inclusione lavorativa e sociale.
Il progetto si sviluppa su tre principali direttrici. La prima riguarda attività di formazione professionale finalizzate alla qualifica di barista e di manutentore tecnico, come opportunità di reinserimento nel mondo del lavoro. La seconda prevede l’allestimento, all’interno dell’istituto, di un magazzino ricambi per le macchine da caffè di proprietà Kimbo da riparare o rigenerare e destinare al settore Ho.Re.Ca.; per i detenuti in regime di semilibertà è inoltre prevista la possibilità di prelievo e riconsegna delle macchine presso i bar convenzionati per gli interventi tecnici. La terza direttrice riguarda la realizzazione di una piccola piantagione di caffè all’interno del carcere, su un’area di circa 10mila metri quadrati.
Alla fase agricola collabora anche il Dipartimento di Agraria dell’Università Federico II di Napoli, impegnato nello studio della varietà di pianta di caffè più adatta alle caratteristiche del terreno e alle sue potenzialità organolettiche.
“Abbiamo ricevuto molto dalla città di Napoli in oltre sessant’anni di attività e sentiamo il dovere di restituire – ha dichiarato il presidente di Kimbo, Mario Rubino –. Siamo nati nel Rione Sanità nel 1963 e abbiamo scelto di investire sul territorio, credendo nelle persone e nelle comunità. Oggi vogliamo testimoniare la nostra gratitudine con un progetto che coniuga lavoro, dignità e sostenibilità sociale”.
Al progetto partecipano anche la magistratura di sorveglianza, che vigilerà e supporterà le attività e gli eventuali spostamenti dei detenuti, e l’Ufficio del lavoro dell’Arcidiocesi di Napoli, promotore dell’iniziativa e impegnato nel favorire percorsi di formazione e avviamento al lavoro “reali e costruttivi”, finalizzati alla costruzione di una cittadinanza attiva. Il programma ha inoltre ottenuto l’assenso del Capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria.



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